THE MENU: DAL 24 AL 30 NOVEMBRE – ORE 21,30

Tyler, gourmet ossessivo, invita Margot, misteriosa ‘fidanzata’, ad accompagnarlo a Hawthorn, un ristorante stellato nel cuore di un’isola privata. A gestirlo, come una caserma, è Slowik, chef di cucina molecolare che promette un menu da sogno guarnito da rivelazioni e sorprese. Tra una portata e l’altra, che Tyler degusta vorace, e Margot declina irritando Slowik, uno spettacolo macabro prende progressivamente forma. Circondata da celebritĂ  del cinema e squali della finanza, critici gastronomici deliranti e habituĂŠ, Margot è la prima ad avvertire il clima ostile. Intanto la sua inappetenza attira l’attenzione dello chef che le fa una terribile rivelazione. Margot deve comprendere presto le regole del gioco o pagarne il prezzo con gli altri convitati.

Nella storia dei ‘film di ristorazione’, The Menu aspira a uscire dai sentieri battuti della commedia culinaria (Big NightRatatouilleDinner RushDĂŠlicieuxSapori e dissapori…) e a smarcarsi dai programmi televisivi galvanizzanti (“Hell’s Kitchen”, “MasterChef Italia”, “Dinner Club”…) costruiti intorno a personalitĂ  esplosive come lo chef britannico Gordon Ramsay o il nostrano Carlo Cracco

Horror culinario, The Menu arriva dopo Pig e Boiling Point nel dipingere il fallimento di un sistema e di un mondo che non ha piĂš i piedi per terra. A Hawthorn il prezzo è 1.250 dollari a testa, sottomissione allo chef inclusa. Ti rimetti al suo genio e lui in cambio ti offre la trascendenza su un piatto d’argento. Un’introduzione efficace tratteggia personaggi e personalitĂ  che bramano le ‘esperienze’ e venerano il cibo rarefatto, tutti tranne Margot, outsider senza ricchezza e senza privilegi che fuma sigarette e se ne fotte delle papille gustative. 

Come Pig, western culinario tra campagna e cittĂ , la commedia orrorifica di Mark Mylod è nemica della sofisticazione mondana, che ha finito per corrompere le proprie scale di valori. Accomodati i suoi ospiti, inebriati con rossi invecchiati o bianchi ghiacciati, punta i riflettori sul suo chef che recita marziale la sua filosofia alimentare. Le sfumature sono sinistre ma i commensali sono in estasi e non vedono il codice matrix sottostante, fino alla terza portata, tortillas ‘incise’ e personalizzate. E a quel punto è troppo tardi. 

Meno sappiamo di The Menu e piĂš deliziosa sarĂ  la cena, tuttavia possiamo rivelare senza fare danni, che il film assomiglia a uno spettacolo teatrale concentrato sul processo di costruire ossessivamente ogni piatto, e sul pubblico, oscenamente ricco e disarmato non appena viene maltrattato in una conversazione a tavola. Dall’altra parte del fronte, un esercito di cuochi risponde agli ordini all’unisono e parla solo se interpellato. Le loro vite personali sono votate al culto della cucina, soffriggono, fermentano, misurano, insaporiscono, guarniscono, impiattano, stappano bottiglie e montano a neve le colpe imperdonabili dei convitati. La cena si nutre dei loro peccati e assapora la loro umiliazione per ritornare alla generositĂ  delle cose semplici (hamburger), finire col botto e riportare tutti alla realtĂ . Il cibo e la sua preparazione si impongono come principali vettori emozionali del racconto.

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